Manifesto

Manifesto

Vedere ragazzi e ragazze che fanno politica è stupendo, ma molto probabilmente nel nostro paese non si è ancora compreso bene il concetto di “gioventù” in politica: finché c’è la volontà di costruire il futuro piuttosto che la nostalgia del passato, allora si è giovani. Quando però la nostalgia si impadronisce dei ventenni, allora la politica che si degrada, si vive di soli ricordi e non si va avanti: e’ come se durante la finale mondiale del 2006 avessimo richiesto a gran voce il ritorno in campo di Beppe Bergomi, tutto molto bello ma impossibile. Intanto però, nel paese dove l’attuale premier si è insediato a meno di 40 anni, molti ventenni e trentenni del centrodestra, con grande enfasi retorica continuano a chiedere il ricambio generazionale, lo strumento di chi si aggrappa all’anagrafe per nascondere spesso poche idee, di chi vuole evidenziare i bisogni immediati piuttosto che i sogni di una generazione.

Poi, all’improvviso, scopri che di ventenni nelle sedi dei partiti di centrodestra, nonostante le fanfare giovanilistiche di qualche politicone, ce ne sono sempre di meno, ed in futuro diminuiranno ancora di più, perché il disinteresse e lo schifo verso la politica crescono a vista d’occhio. Si capisce quindi perchè i giovani, molte volte a ragione, preferiscano occupare il loro tempo altrove, magari a mangiarsi una bella pizza in compagnia senza parlare di politica, piuttosto che nelle sedi dei partiti. Per questo, se vogliamo nel futuro avere una classe dirigente all’altezza delle sfide che ci attendono, abbiamo bisogno di un grande cambio di mentalità prima ancora che di classe politica: ed i primi a cui chiedere un salto di qualità siamo noi, quelli nati negli anni 90. Noi di Blu Lab questa sfida la accogliamo a braccia aperte, con l’orgoglio di essere italiani e la voglia di cambiare questo paese.

 

Ma da dove ripartire? Certamente non dalle numerose “kermesse” dei giovani di centrodestra, dove spesso si sventolano carte d’identità , senza un disegno chiaro ed organico per il futuro, dove si aspetta una benedizione che non arriverà mai e le piccole lotte correntizie sono all’ordine del giorno. “Io parlo con il deputato tal dei tali, io mi sono fatto il selfie in parlamento, io sono un habituee dei palazzi e delle convention romane”: intanto il mondo va avanti con o senza le conferenze, i nostri coetanei se ne fregano delle convention di corrente, prendono e si godono il tempo libero altrove, giustamente. Poi bisogna essere sinceri con noi stessi: non possiamo confrontarci e basare la nostra azione con metodi ed ai simboli, rispettabili, del passato. Per noi ventenni,ad esempio, Fiuggi è un evento lontano nel tempo,del quale parliamo con curiosità a tavola con il babbo ex aenne, non la città sede del congresso che ha trasformato la destra italiana del dopoguerra, ed Einaudi per la maggior parte dei ragazzi nostri coetanei appassionati di musica non il più grande economista e politico liberale italiano, ma un bravissimo pianista italiano: bisogna prendere atto di queste cose, senza fare gli chicchettosi, i superiori o gli intellettuali che la sanno lunga e snobbano il coetaneo che non sa chi sia Einaudi. Si vuole mettere nero su bianco negli statuti dei partiti il movimento giovanile, salvo poi accorgersi che sono dei contenitori dove ci si affida più al megafono che alle idee, dove domina molte volte, a destra e a sinistra, l’autoreferenzialità e la logica della cricca, con poco interesse verso tutti quei giovani che sentono intimamente di essere d’accordo con la visione del mondo tipica del centrodestra, ma che non hanno la “fortuna” di poter dire “conosco quel deputato, ci penserà lui a me”. Non dovremmo continuare a chiedere spazio in quanto giovani, non dovremmo più perdere tempo in dibattiti interni, autoreferenziali e di corrente, non dovremmo attendere genericamente il futuro, ma anticiparlo, capendo che prossimamente saremo noi a dover guidare l’agenda politica sui temi che coinvolgono appieno la nostra generazione, ed in futuro i nostri figli: il lavoro, il welfare , l’istruzione, la sicurezza, il rapporto tra villaggio globale e il bisogno di locale, la politica internazionale, l’Europa e soprattutto i problemi dell’immigrazione, del Medio Oriente e dell’Isis .

E perché non includere anche la riscrittura delle regole del gioco: dopo il Senato, è peccato e tabù in Italia parlare, senza furore ideologico o banderiologico, di Presidenzialismo? L’unico modo però è quello di confrontarsi seriamente sulle idee e sui progetti, non con le carte d’identità e le banderuole. C’è bisogno di stare uniti e non ghettizzati nei piccoli orticelli: aperti alle sfide, dialoganti e si spera vincenti, perché se in politica non vinci difficile cambiare le cose. Non esiste oggi un leader politico nel centrodestra, o se volete un gruppo di giovani, che abbia questa visione e che intenda superare definitivamente i piccoli orticelli delle rendite politiche ed affrontare le sfide future a vele spiegate e senza paure reverenziali. Perché non provarci?